Settembre è il mese in cui gli armadi si svuotano sul letto. Le magliette leggere finiscono nelle scatole, i maglioni tornano sulle mensole e, a metà lavoro, può saltare fuori una domanda: perché ho così tanti vestiti e ogni mattina mi sembra di non avere niente da mettere?
Il guardaroba capsula è un modo di rispondere. In questa guida vediamo come impostarne uno per l'autunno, partendo da quello che avete già, con un esempio concreto di capsula e gli sbagli che la fanno fallire nel giro di tre settimane.
Che cos'è e perché regge nel tempo
Un guardaroba capsula è un insieme ridotto di capi, per esempio fra 20 e 40 per stagione, scelti in modo che quasi ogni pezzo si possa abbinare con quasi tutti gli altri. Il numero conta meno della compatibilità.
Facciamo due conti. Con 4 pantaloni o gonne, 6 maglie e 3 capispalla, se tutto è abbinabile, le combinazioni possibili sono 72 prima ancora di aggiungere scarpe e accessori. Con 30 capi scelti a caso possono uscirne meno, perché la camicia a fantasia sta bene solo con un pantalone e il pantalone verde non ha una maglia che lo accompagni.
C'è poi un motivo pratico che va oltre la comodità. Secondo l'Agenzia europea dell'ambiente, nel 2022 ogni persona nell'Unione ha consumato in media circa 19 chili tra abbigliamento, calzature e tessili per la casa: circa 8 chili di vestiti, 4,4 di calzature e 7,6 di tessili per la casa.
Rispetto al 2019 il totale è cresciuto del 13%, i soli vestiti del 3%. I numeri sono sulla pagina dedicata ai consumi tessili pro capite nell'Unione europea. Una capsula ben fatta aiuta a comprare con una lista in mano invece che d'impulso.
Come scegliere i capi base
Il punto di partenza sono due informazioni che nessuna lista trovata online può darvi: i colori che vi stanno bene e la vita che fate davvero dal lunedì alla domenica.
Prima la vita reale, poi l'estetica
Prendete un foglio e scrivete come passate una settimana tipo di ottobre. Quanti giorni in ufficio, quanti in smart working, quante sere fuori, se il sabato è dedicato allo sport, alle commissioni o alle mostre. Poi trasformate le ore in percentuali.
Chi lavora in un ambiente formale per cinque giorni avrà bisogno di più pantaloni sartoriali e giacche. Chi lavora da casa tre giorni su cinque ha bisogno di maglieria comoda ma presentabile in videochiamata.
Sembra ovvio, eppure è facile ritrovarsi con vestiti per una vita che non si fa: abiti da cerimonia comprati per un solo matrimonio, tacchi per serate che capitano due volte l'anno.
Una palette di partenza
Il secondo filtro è il colore. Una capsula funziona quando i colori dialogano fra loro, e il modo più semplice per ottenerlo è dividerli in tre gruppi:
due o tre neutri di base, per pantaloni, gonne e capispalla;
due colori principali, che vi stanno bene vicino al viso;
uno o due colori d'accento, da usare in piccole dosi su sciarpe, borse, una maglia.
I neutri non devono per forza essere nero e grigio. Chi ha una carnagione calda può provare cammello, marrone cioccolato e panna, che fanno lo stesso lavoro con un effetto più morbido sul viso. Chi ha toni freddi può partire da blu notte e grigio antracite al posto del beige.
Un metodo passo per passo, dall'analisi dell'armadio attuale fino alla rotazione stagionale dei capi, lo ha pubblicato il blog di ArtiziaStyle in una guida che chiede a ogni capo uno scopo e un contesto d'uso e lega la vestibilità alla struttura del corpo di chi lo indossa.
La vestibilità viene prima del prezzo
Un capo base che tira sulle spalle o si sforma dopo due lavaggi non è un capo base. È un capo che resterà appeso.
Prima di tenerlo nella capsula, provatelo seduti, con le braccia alzate, con la giacca sopra. Se un pantalone va bene solo in piedi, fuori.
Un esempio di capsula autunnale da 23 pezzi
Qui sotto c'è una capsula pensata per una persona che lavora in ufficio con un codice di abbigliamento non rigido e che nel fine settimana fa vita all'aperto.
Palette: blu notte e cammello come neutri, bordeaux e verde bosco come colori principali, un tocco di senape come accento. Le calzature restano fuori dal conto.
Capispalla, 4 pezzi:
un cappotto cammello dritto, lungo al ginocchio;
un trench blu notte per le giornate di pioggia di ottobre;
una giacca imbottita leggera per il fine settimana;
un gilet trapuntato da portare sotto il cappotto a novembre.
Parte superiore, 9 pezzi: due camicie (una bianca, una azzurra), quattro maglioni di lana o cotone pesante (bordeaux, verde bosco, panna, blu notte), una maglia a manica lunga in tinta unita, un cardigan cammello, una blusa senape.
Parte inferiore, 6 pezzi: due pantaloni sartoriali (blu notte e cammello), un paio di jeans scuri, un pantalone di velluto a coste verde bosco, una gonna midi in lana grigio antracite, un pantalone comodo per il fine settimana.
Giacche e abiti, 4 pezzi: un blazer blu notte, una giacca in tweed che raccoglie i colori della palette, un abito in maglia bordeaux, un abito camicia blu.
Totale 23. Il blazer blu notte si mette con cinque pantaloni su sei. Il maglione panna va con tutto. La blusa senape è l'unico pezzo "difficile" e sta bene comunque con i due neutri e con il jeans.
Chi ha una vita diversa sposta i numeri: più maglieria e meno giacche per chi lavora da casa, un secondo blazer per chi ha molte riunioni.
Gli errori che fanno saltare tutto
Ecco alcuni degli errori più comuni che molti commettono.
Troppi basici neutri
Il primo sbaglio nasce dalle liste di capi base: dieci pezzi fra nero, bianco, grigio e beige. Sulla carta tutto si abbina.
Nella pratica il rischio è vestirsi tutti i giorni allo stesso modo, annoiarsi e comprare alla prima vetrina qualcosa di colorato che non c'entra con niente. I colori principali servono a evitare questo: sono quelli che fanno sembrare nuovo un pantalone blu indossato per la terza volta nella settimana.
Capi belli ma isolati
Il secondo errore è tenere un capo perché piace molto, anche se non si abbina con almeno tre altri pezzi della capsula. Una prova rapida: prendete il capo in mano e contate con quanti altri elementi della selezione formate un completo che indossereste davvero. Sotto i tre, il capo esce dalla capsula e torna nell'armadio di riserva. Può restare lì anche per anni, purché non occupi uno dei posti disponibili.
Dimenticare il clima
Settembre e novembre sono due stagioni diverse. A fine settembre può bastare una camicia, mentre a novembre il cappotto serve già dalle otto del mattino.
Conviene prevedere un paio di capi di transizione, come il trench e il cardigan dell'esempio, e un piccolo cambio a metà autunno, sostituendo due o tre capi leggeri con altrettanti più pesanti.
Riempire i vuoti subito
Quando la capsula è pronta, si notano i buchi: manca una maglia verde, manca un pantalone chiaro. La tentazione è comprare tutto nello stesso fine settimana. Meglio fare una lista e aspettare due settimane di utilizzo reale. Alcune mancanze possono sparire da sole, perché ci si accorge di non averne bisogno.
Cosa fare dei capi rimasti fuori
I capi estivi e quelli esclusi dalla capsula vanno riposti puliti, in contenitori traspiranti di cotone o in scatole di cartone, lontano da fonti di umidità. Anche la lana indossata una sola volta conviene lavarla prima di metterla via, così non resta per mesi con macchie e odori.
Un'abitudine utile è segnare su un foglietto, dentro la scatola, l'elenco dei capi riposti. A marzo, al cambio successivo, basta leggere la lista per capire che cosa non vi è mancato per sei mesi: sono i primi candidati da vendere o donare.







